Migrazione dei rapaci in autunno: cosa succede nei cieli italiani
Tra i protagonisti della migrazione autunnale c’è il falco pecchiaiolo (Pernis apivorus), rapace migratore che ogni anno attraversa anche l’Italia lungo il suo viaggio tra Europa e Africa.
L’autunno è il momento in cui cambiano i ritmi della natura, delle giornate più corte e del cielo che cambia e diventa teatro di un evento davvero affascinante: la migrazione dei rapaci.
Infatti, tra la fine dell’estate e l’autunno, diverse specie lasciano le aree in cui hanno trascorso la stagione riproduttiva e iniziano un viaggio che può estendersi per migliaia di chilometri.
Per alcune, l’Italia rappresenta una tappa importante lungo la rotta che collega l’Europa all’Africa.
Ma perché un rapace migra? E soprattutto: come riesce a percorrere distanze così grandi?
Il falco pecchiaiolo, uno dei grandi migratori
Se pensi alla migrazione semplicemente come una fuga dal freddo, ti diciamo subito che è un pensiero riduttivo.
A spingere gli animali verso altri territori è soprattutto la necessità di trovare condizioni favorevoli e sufficienti risorse alimentari durante i diversi periodi dell’anno.
Quando la disponibilità delle prede cambia, alcune specie si spostano verso zone nelle quali possono continuare ad alimentarsi.
Non tutti i rapaci, però, seguono la stessa strategia.
Esistono specie sedentarie, popolazioni che compiono spostamenti relativamente brevi e veri e propri migratori a lungo raggio, capaci di collegare ogni anno Europa e Africa.
Alla Selvotta a Formello sono presenti alcuni rapaci diurni tipicamente sedentari, dalla Poiana al Gheppio fino alla Aquila reale.
Sul Gheppio è bene fare una precisazione: è un uccello in genere stanziante e nidificante, ma alcuni individui possono essere migratori o svernanti.
Invece, uno degli esempi più interessanti rispetto alla migrazione è il falco pecchiaiolo (Pernis apivorus o poiana delle vespe).
Questo meraviglioso esemplare diurno è una specie protetta, insettivora e migratrice; con un’alimentazione legata agli imenotteri, come vespe o altri insetti.
Nidifica anche in Italia e, alla fine della stagione riproduttiva, intraprende la migrazione verso l’Africa subsahariana.
Correnti termiche e volo planato: come i rapaci risparmiano energia
Per i rapaci migratori percorrere centinaia o migliaia di chilometri significa anche trovare il modo di risparmiare energia.
Specie come il falco pecchiaiolo, il biancone e il nibbio bruno sfruttano spesso le correnti termiche, colonne di aria calda che si sollevano quando il sole riscalda il terreno.
Il rapace entra nella corrente e comincia a volteggiare acquistando quota. Una volta raggiunta una certa altezza può planare verso la termica successiva, percorrendo diversi chilometri senza dover battere continuamente le ali.
È uno dei motivi per cui, osservando alcuni rapaci migratori molto in alto, possiamo vederli descrivere ampi cerchi nel cielo prima di riprendere la propria rotta.
Non tutte le specie, però, utilizzano la stessa strategia: dimensioni, forma delle ali, condizioni atmosferiche e caratteristiche del territorio influenzano profondamente il modo in cui ciascun rapace affronta il viaggio.
Perché le rotte dei rapaci passano spesso sulla terraferma?
Le correnti termiche si sviluppano soprattutto sopra il terreno riscaldato dal sole. Sul mare questo meccanismo è molto meno efficace.
Per i grandi rapaci veleggiatori attraversare vaste superfici d’acqua può quindi significare rinunciare a un prezioso aiuto e consumare molta più energia.
La geografia finisce così per disegnare vere e proprie “strade nel cielo”. Montagne, coste, stretti e lembi di terra possono concentrare il passaggio di numerosi individui.
In Italia uno dei luoghi più conosciuti è lo Stretto di Messina, uno dei principali punti di passaggio europei per diverse specie di rapaci migratori.
Durante i periodi di migrazione, in quest’area possono transitare migliaia di individui.
L’Italia, protesa al centro del Mediterraneo, svolge quindi un ruolo particolare lungo le rotte che collegano Europa e Africa.
Quali rapaci possiamo incontrare durante la migrazione?
Il falco pecchiaiolo è soltanto uno dei protagonisti.
Durante i movimenti migratori sul territorio italiano possono essere osservati, a seconda delle zone e dei periodi, anche bianconi, nibbi bruni, falchi di palude, albanelle e altre specie.
Non bisogna però immaginare un unico grande stormo compatto.
I rapaci non formano necessariamente stormi compatti come altre specie di uccelli.
Possono però concentrarsi nello stesso punto perché sfruttano le medesime correnti ascensionali o perché la conformazione del territorio li porta a seguire una determinata rotta.
Visti da terra, diversi individui che salgono insieme all’interno di una termica possono sembrare quasi disegnare una spirale nel cielo.
Come osservare i rapaci in autunno
Riconoscere un rapace molto lontano non è semplice. Spesso il colore del piumaggio serve meno di quanto si immagini.
Sono invece utili la silhouette, la forma e la posizione delle ali, la lunghezza della coda e il comportamento durante il volo.
Un binocolo può naturalmente aiutare, ma il primo esercizio è imparare a guardare: osservare se l’animale plana, volteggia, mantiene le ali aperte oppure alterna rapidamente fasi di volo battuto.
Ne abbiamo parlato anche nella nostra guida dedicata a come riconoscere i rapaci in volo: conoscere alcune caratteristiche fondamentali permette di trasformare una semplice sagoma nel cielo in qualcosa da osservare con molta più attenzione.
Guardare il cielo con occhi diversi
La migrazione è uno di quei fenomeni che fanno capire quanto il comportamento degli animali sia legato al paesaggio, al clima e alle stagioni.
Per bambini e ragazzi è anche un ottimo punto di partenza per parlare di orientamento, adattamento, catene alimentari, geografia e conservazione della natura.
Un singolo rapace in volo può diventare così l’inizio di molte domande.
Al Parco Natura La Selvotta, a Formello, il rapporto con i rapaci è da sempre una delle parti centrali delle attività didattiche e divulgative.
Conoscerli da vicino permette anche di comprendere meglio ciò che accade molto più in alto, quando una sagoma compare nel cielo e sfrutta una corrente d’aria per continuare il proprio viaggio.
Perché a volte, per “capire” la natura, basta semplicemente ricordarsi di guardare verso l’alto.

