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Parco Natura La Selvotta: l’arte della falconeria a Roma


La falconeria nasce come pratica per procurarsi il cibo circa 4000 anni fa, ma nei secoli si è evoluta divenendo una vera e propria arte, praticata nel rispetto della natura e del patrimonio culturale dei popoli.


La Falconeria è stata riconosciuta dall’Unesco come Patrimonio vivente dell’umanità nel 2016 e iscritta nella Lista del Patrimonio Immateriale come pratica transnazionale comune a più paesi, tra i quali l’Italia, gli Emirati Arabi, l’Austria, il Belgio, l’Irlanda, la Croazia.
Scopri tutti i paesi qui.

L’Unesco riconosce il valore della falconeria come patrimonio vivente, perché si trova in più di 60 paesi nel mondo.
Inoltre, è una tradizione culturale e sociale tramandata di generazione in generazione legata al passato, al rispetto per la natura e la diversità culturale.

La falconeria: cosa significa il legame con il rapace

In ogni paese questa antica pratica assume caratteristiche diverse, ma molte sono le affinità, in primis il rapporto dell’uomo con la natura e con l’animale, un rapporto unico di protezione.
Il legame con il rapace è qualcosa di mistico e spirituale, la tacita alleanza tra un animale fiero e libero e l’essere umano che lo istruisce.
Il falconiere non doma il rapace, ma tira fuori l’istinto predatore dell’animale.


Cosa c’è di più emozionante del ritorno al pugno del rapace?

L’essenza della falconeria, così come ci insegna il maestro Falconiere del Parco natura La Selvotta, è la relazione tra l’uomo e il rapace.

Vediamo ora qualche curiosità su quest’arte così antica.

Federico II, l’imperatore falconiere

La falconeria si diffonde circa 4000 anni fa nelle steppe dell’Asia centrale, quando gli uomini, i Berkuci, scelsero i predatori come alleati per cacciare.
L’addestramento dei rapaci per la caccia ha raggiunto il Medio oriente con le carovane.
E in Italia? Federico II di Svevia elegge la falconeria come forma nobile di intrattenimento, permettendone la diffusione in tutta Europa.
La falconeria medievale è una pratica di caccia molto diffusa e possedere un rapace diventa simbolo ed esaltazione di potere: per esempio, un cavaliere è solito utilizzare il falco di Harris, mentre i baroni il Gufo reale.

L’imperatore del Sacro Romano Impero, inviato dal Papa in Medio Oriente per una crociata, è particolarmente colpito dalle invenzioni arabe e dalla passione comune per la falconeria.
Infatti, gli arabi addestrano i falchi evitando pratiche cruente come quelle europee: è in questi territori, che l’imperatore apprende  l’uso del cappuccio per rapaci per mantenere calmo l’animale e  quello della finta esca per addomesticarlo.
Tra il sultano e l’imperatore, complice la passione per la falconeria, si arriva alla pace con Federico incoronato re di Gerusalemme.

Sempre all’imperatore illuminato, dobbiamo il primo trattato sulla falconeria, il De arte venandi cum avibus.

È interessante notare come gli strumenti di addestramento utilizzati ancora oggi dai falconieri siano gli stessi del Medioevo: il cappuccio, il guanto o il logoro, cioè la corda alla cui estremità è legata una sagoma di cuoio o ali essiccate per riprodurre la preda.


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La falconeria oggi

L’interesse per la falconeria, dopo i fasti del Medioevo, è stato altalenante e sicuramente messo in discussione dall’uso delle armi da fuoco nella caccia.

Oggi l’arte falconiera non è più solo un’attività venatoria.
Esistono 4 tipi di falconeria “professionale”: bird control (il verso del falco è usato per allontanare cornacchie e piccioni), riabilitazione dei rapaci, riproduzione in cattività e guferia.

E non possiamo non menzionare la falconeria alternativa, proposta da appassionati esperti che praticano il volo libero vivendo quasi in simbiosi con il volatile in manifestazioni, eventi, centri didattici o parchi a tema come La Selvotta a Formello.
L’obiettivo è quello di avvicinare i giovanissimi a questo mondo che unisce passato e futuro e trasmette i valori del rispetto per l’animale e per la natura.

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